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"Dietro il buio"

dimensioni: 700x500mm - tecnica: xilografia su linoleum

SINOSSI

“L’uomo è nato libero, delle sue inclinazioni si costruisce una prigione, senza rendersene conto, egli diventa prigioniero.”

KHALIL GIBRAN
L’opera di misericordia presa in analisi e studiata è Visitare i carcerati la quale non ha come raggio d’azione esclusivamente le mura di un istituto penitenziario, le case circondariali, le carceri minorili o le case di accoglienza protette per giovani mamme o giovani disagiati. Il carcere, prima di essere un ambiente fisico, è una situazione esistenziale nella quale l’animo dell’uomo vive relegato a causa del male commesso. Tutti siamo peccatori, anche l’uomo più giusto sbaglia sette volte al giorno come dice la Scrittura; la contaminazione del male raggiunge tutti gli uomini che abitano sulla terra. Questa constatazione sulla fragilità̀ e sulla debolezza umana è il giusto slancio per comprendere e perdonare il male commesso dell’altro, perché́ noi stessi siamo peccatori e conosciamo benissimo le dinamiche del peccato, le sue conseguenze dolorose, il tragico distacco che determina nelle relazioni interpersonali e il senso di abbandono e di solitudine che lentamente produce. Nel mio lavoro la speranza per un futuro migliore è rappresentata in questi continue ferite producendo una particolare vibrazione cromatica. L’alternanza del bianco e del nero crea nell’osservatore un senso di instabilità̀, simile a quelle che provano costantemente gli ultimi della società̀, una continua voglia di movimento, di cercare altrove la propria stabilità emotiva, la luce in fondo al tunnel, un riscatto scoiale in un umanità̀ sempre più̀ focalizzata sul proprio ego personale.

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